Ryoji Ikeda

Abstract-techno master
19 March 2015

Ryoji Ikeda : Abstract-techno master

Otto album in quasi vent’anni, un numero decisamente maggiore di installazioni e performance dove la sua arte videosonora si è trasformata in esperienza sensibile, un’innegabile lungimiranza nell’interpretare il rapporto fra arte e tecnologia hanno fatto di Ryoji ikeda (official) una delle figure più rappresentativa della cosiddetta abstract-techno. L’artista giapponese approda in Italia con l’avvenieristica trasposizione multimediale del suo ultimo, acclamato lavoro, Supercodex.

Un gioiello che completa la trilogia inaugurata nel 2005 con Dataplex e proseguita tre anni più tardi con Test Pattern: tre lavori in cui Ikeda ha confezionato i risultati di una complessa ricerca sul rapporto dualistico fra il suono digitale e la sua traduzione in forma di dati informatici. L’obiettivo prefisso dall’artista con questa trilogia – nato sui risultati di quel percorso di pulizia, riduzione ai minimi termini e scomposizione del glitch esteriorizzato nei capolavori +/- e Matrix – è proprio l’elaborazione di una matematica del suono, di un principio di calcolo in grado di trasformare gli algoritmi in mezzi espressivi autentici, e al tempo stesso di elaborare rappresentazioni visive e sonore delle informazioni in essi contenute.

Ryoji-Ikeda

Una dinamica concettuale espressa da sempre per mezzo, oltre che del suono, del mezzo visivo e performativo, sul quale il giapponese si è concentrato negli ultimi anni, commutando le sue performance in vere e proprie installazioni multimediali – su tutte quella presso la Times Square di New York, l’anno scorso. Il tutto arrivando ad attrarre il sovrano della techno astratta alva noto – non a caso re indiscusso di quell’universo sonoro di cui Ikeda ha tracciato i confini e gli attuali limiti delle possibilità sonore e teoriche – che non ha esitato a strapparlo alla lussuosa corte Touch per portarlo sotto l’ala protettrice della sua raster-noton.

Condotta al suo massimo grado complessivo tre anni fa proprio nel capolavoro multimediale Superposition, l’arte di Ryoji Ikeda rappresenta oggi l’estremo formale e sostanziale di un sound che continua ad esercitare un’influenza decisiva sull’elettronica contemporanea. Ed è proprio nella dimensione live, con le imprevedibili e avvenieristiche geometrie in altissima definizione in bianco e nero a fondersi con le austere e magnetiche sequenze di pattern sonori, che le sue ricerche si concretizzano al massimo. Riuscendo a finalizzare, a livello sia estetico che strettamente sensoriale, quell’unione contingente tra dimensione visiva e uditiva capace di rivelare l’esistenza di un cuore pulsante fra calcoli e codici, ma anche l’essenza aritmetica e computazionale del suono.